In arrivo il divieto di fumo anche in Carinzia

Il governo austriaco sta vagliando la possibilità di introdurre il divieto di fumo nei locali pubblici, uniformandosi alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea.

Annunci

Leggendo i giornali locali, sono incappato in questa notizia: sembra che il divieto di fumo nei locali pubblici, scatterà al più tardi il 1° gennaio del 2016. In aggiunta verranno introdotte altre due soluzioni come deterrenti al tabagismo: l’età minima per l’acquisto di tabacchi verrà alzata dagli attuali 16 anni ai 18 anni e, sempre al fine di scoraggiare l’acquisto di questi prodotti, ne verrà aumentata la tassazione.
Da quanto ho potuto comprendere, tali decisioni verranno decise nel mese di marzo di quest’anno.

Mi permetto alcune considerazioni personali sull’argomento.
Giunto qui in Carinzia due anni fa, mi è sembrato strano poter fumare liberamente nella maggior parte dei locali pubblici. In Italia la legge Sirchia era in vigore esattamente da 10 anni (20 gennaio 2003) ed io mi sentivo effettivamente una sorta di “ladro” ad aggirarla, nonostante in un altro paese. In parte i miei sensi di colpa erano (e sono tuttora) una conseguenza della “demonizzazione” tipica dell’introduzione di questo genere di divieti, in parte dovuti alla consapevolezza che il mio diritto all’intossicazione personale fa a pugni con il diritto delle altre persone di scegliere liberamente cosa respirare.

Qui i dibattiti sulla purezza dell’aria che respiriamo li conosciamo bene tutti: l’aria è già altamente inquinata dagli scarichi industriali ed automobilistici; le soluzioni ci sarebbero da molti anni, ma non sono compatibili con le leggi di mercato (non convengono). Se poi ci aggiungiamo le presunte scie chimiche che di tanto in tanto si possono osservare nei nostri cieli e tutta una serie di esperimenti non propriamente salutari, che molta gente denuncia ormai da anni, forse il fumo non sta in cima alla lista delle preoccupazione dei nostri giorni.
Ci sarebbe molto da parlare riguardo l’acqua che beviamo ed il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo, le polveri sottili, le microonde, gli effetti dell’inquinamento delle trasmissioni digitali… al giorno d’oggi sono convinto che tutto inquini un po’ e che tutto insieme inquini parecchio.
Il fumo si vede e si sente, di conseguenza si fa notare un po’ di più rispetto ad altri agenti inquinanti meno evidenti e probabilmente è per questo che lo mettiamo sempre in prima linea nelle battaglie salutistiche.

Detto questo, rimane mia opinione che fumare in ambienti pubblici chiusi si possa considerare un’imposizione nei confronti degli altri avventori, visto e considerato che il fumo fa male, anche quando passivo.
Devo inoltre ammettere che, nonostante io stesso sia un fumatore regolare, nel momento nel quale mi siedo a mangiare, l’odore del fumo mi infastidisce non poco e per questo motivo preferisco frequentare i locali per non fumatori.

Mi piacerebbe molto leggere la vostra opinione al riguardo.

Integrazione

Citando il vecchio adagio “paese che vai, usanza che trovi”, vorrei soffermarmi sul delicato argomento dell’integrazione culturale, principalmente di quella degli italiani in Carinzia, visto che di ciò mi occupo in questo blog.

Trasferirsi in Austria non è affatto difficile e le procedure burocratiche da seguire risultano alquanto semplici ed economiche. Ma vivere in un altro paese non significa soltanto casa, lavoro ed automobile.

 

La lingua

In Carinzia il primo ostacolo da superare è rappresentato dalla lingua. La lingua ufficiale in Austria è il tedesco, ma in realtà si tratta di una variante, nella quale molte espressioni e parole sono differenti dal tedesco parlato in Germania. Buona parte degli austriaci, quelli con un livello culturale più alto, conoscono sia il tedesco che l’austriaco, ma ho notato diverse diatribe linguistiche con i turisti tedeschi. Di conseguenza chi ha studiato il tedesco in Italia o in Germania parte sicuramente avvantaggiato, ma dovrà comunque imparare espressioni nuove ed una pronuncia diversa.

 

Il dialetto carinziano

La Carinzia è considerata la regione “rurale” dell’Austria e qui si parla il dialetto carinziano. Per fare un esempio, il carinziano sta al tedesco più o meno come il romanesco sta all’italiano, con tutte le differenze di espressione e pronuncia. Viene da sé che, nonostante una buona conoscenza del tedesco ufficiale, il carinziano risulta quasi del tutto incomprensibile. Fortunatamente questa è anche una regione di confine con l’Italia e la Slovenia, quindi negli uffici pubblici e in buona parte dei negozi parlano tranquillamente il tedesco e non è difficile parlare in inglese o addirittura in italiano. I poliziotti, inoltre, parlano tutti diverse lingue tra cui l’italiano.

Una cosa diversa è cercare di avere una vita sociale. Come ho già scritto, la gente del posto parla il carinziano e questo può risultare un problema per chi ha intenzione di crearsi una rete di amici. Mi è capitato di uscire in compagnia di colleghi di lavoro e degli amici della mia compagna, ritrovandomi rapidamente isolato dalla conversazione. Nei momenti di relax siamo tutti propensi a dialogare nel linguaggio quotidiano e risulta faticoso per tutti parlare una lingua diversa; bisogna prendere in considerazione che dialogare in tedesco o in inglese è impegnativo anche per un austriaco se non è abituato a farlo tutti i giorni. È necessario armarsi di grande pazienza e mettere in conto una lunga serie di uscite “ai margini del gruppo”, nelle quali ascoltare e cercare di apprendere nuove espressioni e modi di dire.

 

Le differenze culturali

Risiedere in un altro paese significa anche doversi adattare ad una visione differente della vita quotidiana. Non stiamo certamente parlando di alieni con le antenne o di gente dedita ai sacrifici umani e al cannibalismo, ma chi è abituato a visitare altri paesi, converrà sicuramente con me sull’esistenza delle differenze culturali.

Ad un’occhiata superficiale la vita quotidiana in questa regione non si discosta molto da quella italiana: lavoro, famiglia, commissioni, amici, vacanze, eccetera. La differenza sostanziale sta nell’approccio a queste attività.

 

La “gentilezza” austriaca

Gli austriaci sono gentili nei rapporti con le altre persone. Raramente mi è capitato di ricevere risposte maleducate o di osservare atteggiamenti poco rispettosi. Ho comunque imparato che questa gentilezza è soprattutto un atteggiamento di buona educazione.

Tempo fa ho letto con molto interesse alcuni articoli riguardo le differenze di comunicazione fra culture di alto livello e culture di basso livello. Le prime hanno un approccio diplomatico alla comunicazione, mentre le seconde sono molto più dirette. L’esempio principale metteva a confronto due culture agli antipodi di questa differenziazione, quella giapponese e quella americana, evidenziando la difficoltà della prima nell’esprimere direttamente un parere negativo riguardo un qualsiasi argomento.

La stessa differenza l’ho osservata da italiano qui. Difficilmente un austriaco dirà di no ad una vostra proposta, ma sarà più propenso a cercare di farvi capire che la questione non gli interessa. In questo caso la frase più famosa è “schau ma mal”, letteralmente “vediamo”. Io ho imparato ad interpretare questo tipo di espressione come un “no, grazie” e ad utilizzarlo a mia volta in questo senso.

 

Un certo tipo di diffidenza nazionalistica

In Carinzia, soprattutto nelle zone ad elevata presenza turistica, vivere da stranieri non è difficile. Non ho mai incontrato direttamente atteggiamenti di razzismo o di diffidenza nei miei confronti e le persone sembrano non dare veramente peso alla nazionalità, quanto alla personalità. Al lavoro, negli uffici o per strada, i carinziani accettano gli stranieri e cercano addirittura di andargli incontro quanto possono.

Ad ogni modo ho incontrato diversi tipi di restrizioni, soprattutto per quanto riguarda le società di servizi.

Giusto un esempio: appena arrivato ho voluto un numero telefonico mobile austriaco; mi sono rivolto a Drei AT, optando per un contratto mensile rispetto ad una scheda ricaricabile e qui sono sorti i problemi. All’inizio non avevo un conto corrente austriaco, di conseguenza ho intestato il tutto sul nome della mia compagna. Alcuni mesi più tardi ho aperto un conto bancario locale e, convinto che fosse sufficiente, mi sono mosso per trasferire il contratto telefonico sul mio nome. Purtroppo nemmeno il conto corrente austriaco era sufficiente ad avere diritto ad un contratto telefonico: ora serviva anche il passaporto, nonostante l’unione europea e tutti gli accordi amministrativi tra i nostri paesi.

Mi sono informato meglio e questa sembra essere una scelta personale della Drei, visto che con A1 ho ottenuto un contratto ADSL senza alcuna richiesta di passaporto.

 

Lavoro, vacanze e giorni festivi

Le festività qui sono molto sentite ed uffici e negozi sono chiusi durante questi periodi. Il lavoro è considerato risorsa principale (e fin qui nulla di strano), ma il tempo libero per gli austriaci è sacro. Escludendo settori particolari, quali ristorazione e servizi ricettivi, l’orario di lavoro è solitamente di 40 ore settimanali, spesso suddiviso in 9 ore giornaliere che consentono di lavorare il venerdì soltanto mezza giornata (ad es. gli uffici e certi tipi di negozi).

Nel settore industriale viene adottato il sistema dei turni e, nella maggior parte dei casi, si finisce per lavorare quattro giorni la settimana. La puntualità viene tenuta in grande considerazione, sia per quanto riguarda l’inizio del lavoro, sia per quanto riguarda la sua fine. Un esempio eclatante viene fornito dai ristoranti: l’orario di apertura della cucina viene sempre esposto all’ingresso e da quello non si scappa.

 

Il gusto culinario

Un altro tasto dolente per noi italiani è, ovviamente, la cucina. Cucinare è il mio mestiere e lo faccio quotidianamente anche a casa, di conseguenza è una materia che posso osservare ogni giorno da vicino.

Il gusto austriaco è differente da quello italiano e predilige i sapori forti rispetto alla delicatezza e all’equilibrio ai quali siamo abituati. Non aspettatevi quindi gli stessi sapori se ordinate una pasta al ragù o al pomodoro. Il mio consiglio è di sperimentare il più possibile la cucina locale che ha da offrire una notevole varietà di zuppe, knödeln, insalate e dolci.

 

 

Riassumendo non sono in grado di elencare aspetti “negativi” veri e propri di questo paese, ma piuttosto di suggerire alcune difficoltà da dover superare nel caso si decida di venire a vivere qui.

Scegliendo di trasferirsi in un altro paese bisogna essere disposti a diventare stranieri per tutto il periodo di permanenza ed accettare che non sarà sempre facile.

Alcuni aspetti positivi della Carinzia

Oggi vi voglio raccontare delle cose che mi hanno colpito di più nei miei primi giorni da “ausländer” e del perché ho deciso di restare.

La Carinzia è davvero una bella regione. Un’ampia vallata di un verde intenso adagiata su morbide colline e solcata da corsi d’acqua e centinaia di laghi. La cornice montuosa che l’avvolge la rende ancora più affascinante. Qui la gente ama camminare sui monti e nuotare nei laghi e, con queste caratteristiche, la Carinzia è di fatto un’ottima meta turistica per le più svariate attività.

Aggiungiamoci anche la presenza dei Casinò, sia con accento che senza, ed il gioco è fatto: le stagioni estiva e invernale popolano il territorio di una miriade di genti d’ogni dove.

 

L’ambiente

Nel mio primo viaggio “esplorativo” in Carinzia, ciò che maggiormente ha colpito la mia attenzione è stato il drastico cambiamento di paesaggio. Si vede proprio che la gente del posto ama la propria terra e se ne prende cura. I prati sono costantemente tagliati e lo si vede quando si sale in alto, su qualche monte e si getta lo sguardo d’intorno. Qui la popolazione vive il territorio in una sorta di simbiosi che avevo da tempo dimenticato. Amano ogni ciuffo d’erba dei loro prati ed ogni goccia d’acqua dei loro laghi e quando ne parlano si illuminano loro gli occhi. Ne sono certo perché anche la mia compagna ne parla così e sono certo che se dovesse andarsene, un po’ ne morirebbe.

 

Il rispetto delle regole

Ovviamente l’ambiente, se pur bello da vivere, non è la sola cosa che mi ha conquistato. C’è qualcosa nel loro modo di interagire che mi ha colpito particolarmente: il rispetto delle regole. Sembra che qui tengano in grande considerazione le regole di “buona creanza” e questo sembra far funzionare meglio le cose. Un esempio potrebbe essere l’ingresso in piscina che prevede una breve doccia, a volte con la sola acqua fredda, prima di entrare nell’acqua condivisa. Oppure semplicemente rispettare una fila mentre si aspetta l’autobus o in coda al supermercato. È considerato maleducazione presentarsi senza appuntamento in quasi tutte le situazioni. In Italia siamo spesso abituati a presentarci direttamente e senza preavviso in varie occasioni per evitare un “no grazie” al telefono. Ad esempio dopo aver letto un annuncio di lavoro, nelle agenzie di lavoro interinale o anche semplicemente all’ufficio di collocamento. Questo tipo di comportamento in Austria è recepito molto male e tende a indisporre l’interlocutore, finendo spesso con il far rifiutare l’eventuale offerta proposta.

 

Burocrazia più snella

I servizi funzionano piuttosto bene e la burocrazia ne risulta più snella che in Italia. Ho avuto modo di testarlo in varie situazioni.

https://www.wien.gv.at/english/health-socialservices/insurance/Nel febbraio dello scorso anno mi sono ammalato di una discreta forma di polmonite ed essendo arrivato da poco, non avevo alcun medico di fiducia. Mi sono quindi affidato al medico della mia compagna e, dopo una breve telefonata, mi sono recato nel suo ambulatorio. Una rapida diagnosi richiedeva urgentemente delle radiografie al torace ed io già mi aspettavo di dover prendere appuntamento in qualche clinica. Con mia grande sorpresa il medico mi rassicurò poiché non era necessario. Mi diede l’indirizzo di una clinica lì vicino e mi disse di tornare con le lastre. In due ore avevo fatto la visita, le lastre, la seconda visita, comprato le medicine in farmacia spendendo poco più di 30 euro in totale e senza aver preso un solo appuntamento. Tutto grazie all’e-card, la tessera sanitaria austriaca.

Anche per quanto riguarda il cambio di residenza le cose si risolvono in pochi minuti. Non sono necessarie marche da bollo e fogli vidimati. C’è soltanto un semplice modulo fotocopiato che si può prendere in comune e che fa da pre-contratto. Va compilato con i dati del locatore e quelli del locatario e firmato da entrambi. Poi va riportato in comune dove l’impiegato inserisce i dati nel computer e stampa il documento ufficiale di residenza. Tutto qui.

 

Di cose da scrivere ce ne sarebbero molte altre, ma per ora mi fermo qui, aggiungendo che, ovviamente, non è tutto oro quello che luccica. Anche questo paese ha molte pecche sulle quali discutere, molti usi e costumi che non condivido ed una mentalità differente da quella italiana, con la quale mi scontro spesso e volentieri. Ma di questo vorrei scrivere in un altro articolo.

Sarei felice di leggere le vostre opinioni riguardo a quello che ho scritto finora e sarebbe interessante conoscere le vostre esperienze al riguardo.